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Oliviero Diliberto, un discorso del 1999: “Le riforme non potremo farle”

maggio 5, 2009

Era il primo maggio del 1999 quando Oliviero Diliberto solennemente dichiarava in visita alla scuola di formazione della Polizia penitenziaria di Cairo Montenotte:

“Io ringrazio molto – e non è una frase di circostanza – gli amici del Sappe che ci hanno offerto questa occasione di confronto e, lasciatemi dire subito che non è evidentemente un caso che io sia qui oggi, Primo maggio, giorno della festa dei lavoratori. Non è un caso, anzi è una precisa scelta politica…Io ritengo sia mio dovere stare tra i lavoratori del Corpo… Le organizzazioni dei lavoratori non sono portatrici soltanto di rivendicazioni sindacali, ma sono, viceversa e giustamente, portatrici di un progetto sull’Amministrazione Penitenziaria che mi offre l’occasione di un confronto con un progetto mio e del Governo… Se avremo l’allarme sociale non potremo fare le riforme, perché non vi sarà il consenso dell’opinione pubblica; vi sarà il consenso di alcune ristrette avanguardie per le riforme, ma non potremo farle. Ecco allora il senso delle due iniziative che in questi primi mesi ho avviato. La prima è relativa all’esercizio dell’articolo 41 bis. Articolo 41bis che, come saprete, io non ho delegato ad alcuno, ma esercito personalmente su ciascuno dei detenuti, firmando i provvedimenti. Ma vi è un secondo provvedimento, di cui mi assumo interamente la responsabilità politica, e cioè la creazione di un nuovo ufficio che è stato oggetto, come saprete, anche di contestazioni politiche, un ufficio che si occupa della sicurezza. Io ho chiamato a reggere l’ufficio così costituito, un generale che voi ben conoscete, il Generale Enrico Ragosa, che è tornato così a lavorare in questa Amministrazione, un uomo che è garanzia di fedeltà democratica ed è garanzia di efficacia della propria azione. Questo ufficio è alle dirette dipendenze del Direttore generale, non ha compiti diretti di gestione ed è lontano anni luce dall’idea, che pure è stata sollevata da qualche giornale, di restrizione delle condizioni carcerarie, anni luce distante! Serve esattamente al contrario. L’Ufficio per la garanzia penitenziaria è la precondizione proprio per poter aprire il carcere senza preoccupazione.”

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