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Ciao, Wilma Monaco

febbraio 20, 2012

Wilma Monaco è nata a Roma il 28 ottobre 1958. Si diploma nel luglio 1976 in lingue e milita prima nei movimenti, poi nel Movimento proletario di resistenza offensivo e infine nelle Brigate Rosse – Unione dei Comunisti Combattenti.
Wilma, nome di battaglia “Roberta, muore a Roma, il 21 febbraio 1986, nel corso di un’azione contro Antonio Da Empoli (consigliere economico della Presidenza del Consiglio del Governo Craxi)

 

Wilma Monaco


Testimonianza di Gianni Pelosi apparsa su Progetto Memoria, Edizioni Sensibili alle Foglie, Roma 1993

“Wilma nasce a Roma nel quartiere Testaccio da una modesta famiglia. Si diploma in lingue ed è nella scuola che inizia il suo approccio alla politica. Appena diplomata resta in attesa di una collocazione e frequentando i luoghi del quartiere riesce a ricollocare il suo interesse politico. In quel periodo (’77-’78) a Roma erano proliferate decine di piccole organizzazioni che si erano riunite sotto la sigla del Mpro (Movimento proletario di resistenza offensiva), coordinando iniziative su temi specifici come il problema della casa e del lavoro.
Wilma si inserisce in uno di questi nuclei sviluppando appieno il suo lavoro di militante. Partecipa così alle varie iniziative che, essendo di un certo valore, permettono al gruppo di entrare subito in contatto con le Brigate rosse, con le quali l’organizzazione cui appartiene mantiene un rapporto critico. Nel giro di un anno il Mpro scompare e la stessa sorte tocca alle organizzazioni che lo avevano formato.
Le Br, sfruttando a loro favore il disgregamento di questa realtà organizzata, raccolgono i singoli e i gruppetti attraverso la proposta della costruzione dei Nuclei clandestini di resistenza. Lei diventa militante di uno di questi nuclei e nello stesso periodo si inserisce maggiormente in realtà di lotta ed emarginazione non più nel suo quartiere originario, ma nel quartiere dove si è trasferita.
Quando nell’82 l’Organizzazione subisce la poderosa ondata di arresti determinata dal fenomeno del pentitismo, si svilupperà un dibattito sul futuro dell’iniziativa armata che investirà tutto il Movimento rivoluzionario.
A Roma, fuori dall’organizzazione, il dibattito si svilupperà in un coordinamento nel quale confluiranno tutte le organizzazioni o i singoli presenti nell’area romana, legato al percorso della lotta armata. Wilma partecipa attivamente a tale dibattito che in realtà non arriverà mai ad una conclusione determinata e non produrrà passaggi politici rilevanti; darà luogo invece ad un’ulteriore dispersione della quale Wilma stessa sentirà il peso.
La maggior parte dei partecipanti a questo coordinamento si riverserà in varie istanze di lotta e così farà anche lei. Parteciperà alle lotte del movimento pacifista, alle lotte contro l’istallazione dei missili Nato a Comiso. Nello stesso lasso di tempo partecipa alle lotte dei disoccupati riuniti nelle Liste di lotta alle quali lei stessa si iscriverà. E’ questo un periodo di evidente sbandamento politico dove è difficile per tutti ritrovare dei punti di riferimento e spesso si oscillerà tra la voglia di partecipare alle lotte di massa e il tentativo  di riprodurre il percorso armato.
Anche lei subirà questa  estenuante tensione tanto che si avvicinerà, alla fine dell’83, ad un piccolissimo gruppetto di fuoriusciti dall’Organizzazione provenienti dalla brigata Tiburtina. Questi praticano un intervento nelle situazioni di movimento e nello stesso tempo parlano di lotta armata, non riproducendo in realtà nessun percorso di quel tipo, passato o nuovo che sia, pur contando latitanti (in realtà uno solo) tra loro. E’ proprio a causa di quella situazione ambigua che nel loro gruppo si produce un delatore il quale, denunciandoli, provoca l’arresto del latitante e la latitanza degli altri componenti del gruppo, tra cui la stessa Wilma.
Durante il periodo di latitanza entra in contato con la nuova formazione costituitasi alla fine dell’85, denominata Brigate rosse – Unione dei comunisti combattenti, con la quale prenderà parte all’iniziativa che aveva come obiettivo la gambizzazione di Antonio Da Empoli, nella quale troverà la morte”.

In memoria di Wilma

Ai confini
della mia pelle
riparo
i tuoi occhi
sorella
dal gelo
di quel mattino

Geraldina Colotti

Un occhio all’immediato
e l’altro all’infinito:
lo strabismo era fin troppo evidente.
D’altronde
in mezzo quasi niente
scarne frasi divelte
dai binari del sogno
e muti amati miti
traditi
drogati
omologati.
Ma quando
ho spento il mio nome
danzando
(l’urto fra pietre
produce scintille)
rideva l ‘Ottobre d’incanto.
Rammento
febbre d’ancore
a piume dorate
portate a schiuma
dal vento.
E poi cento lune
in frammento
cosparse di sangue
fecondo
il volto
l’asfalto
Rammento:
un occhio all’immediato
e l’altro all’infinito
Peccato.

Versi cancellati, Geraldina Colotti

Link
A Wilma Monaco

6 commenti Lascia un →
  1. febbraio 20, 2012 3:34 pm

    A chi volesse leggere anche altre pagine su Wilma Monaco consiglio due testi:
    1) “mi dichiaro prigioniero politico” di Bianconi nel capitolo dedicato a Geraldina Colotti che era con lei il giorno in cui rimase uccisa e il bellissimo libro proprio di Geraldina Colotti
    2) “certificato di estenza in vita” (ed, Bompiani) dove c’è un racconto molto toccante che narra di un incontro ligure fatto dalla autrice tanti anni dopo quel tragico 21 febbraio 1986

  2. vittorio antonini permalink
    febbraio 21, 2012 3:42 pm

    A WILMA CON AMORE

    Nel lodevole tentativo di ricordare Wilma Monaco, militante dell’Unione dei Comunisti Combattenti, il compagno Paolo Persichetti cade nell’errore di non avvalersi né di quanto scrisse all’epoca l’organizzazione di cui Wilma era anche una dirigente, né dei ricordi e delle considerazioni dei militanti dell’UCC o dei compagni che con Wilma avevano lavorato quotidianamente dalla fine del 1982. Quelli che consideravano talmente profonda la portata della “batosta” che si stava subendo, da rendere impossibile riadeguare l’impianto generale delle BR affidandosi a intuizioni contingenti o addirittura ad una confusa battaglia fra 3 ipotesi: “guerra totale”, “Strategia della lotta armata” e “ipotesi insurrezionale”.
    Quelli, per intenderci, che ritenevano semplicemente stupido e dannoso “troncare” la riflessione autocritica (sia sotto il profilo teorico che politico/militare) e illudersi che la pratica combattente avrebbe di per se stabilito la validità e la supremazia di un impianto rispetto agli altri.

    Persichetti affida invece il ricordo di Wilma all’ex marito, dal quale ormai da tempo era separata sia politicamente che affettivamente, avendo lei maturato negli ultimi 3 anni una precisa avversione a quel classico “ministrone eclettico d’accattoni” che pian piano stava ormai predominando in una delle componenti delle BR, trascinandola sempre più verso le caratteristiche tipiche delle sette pre-marxiste, dove alla mancanza di principi, di fini e di programma – e alla conseguente incapacità di reale elaborazione teorica e politica – si sostituivano le caratteristiche personali dei capi setta, i quali, per inevitabili limiti di esperienza, di cultura, di relazioni, ecc., potevano affermare quasi senza tema di smentita oggi una cosa e domani l’esatto opposto.

    Wilma non è mai stata una sorta di “transfuga politica”, caro compagno Persichetti, e va quindi ricordata anzitutto per quello che era al momento della sua morte: una dirigente di un’esperienza comunista costituitasi per aprire un capitolo nuovo nella storia delle BR e dell’opposizione di classe. Niente di più, ma neanche niente di meno.

    Quell’esperienza è stata distrutta ed è quindi fuor di dubbio che gli intenti di Wilma e dei suoi compagni non avevano solide e sufficienti basi teoriche, politiche e organizzative per svilupparsi all’interno del tessuto di classe e dell’arena politica nazionale.
    Forse si potrebbe dire che è stata un’esperienza di transizione verso un ripensamento generale dell’esperienza brigatista, ma questo potrebbero dirlo anzitutto i compagni che con Wilma costituirono l’UCC o in essa militarono, e tra questi mi sembra di ricordare che le cronache giudiziare dicano ci fosse anche il compagno Persichetti. Noi tutti siamo stati senz’altro sconfitti, ma la classe alla quale apparteniamo non può, semplicemente non può, smettere di cercare un’adeguata rappresentanza politica delle sue istanze di emancipazione. Anche se il fatto che ciò avvenga attraverso vie istituzionali o extraistituzionali non dipende certo da noi, ormai vecchi prigionieri che somigliamo davvero a reperti di archeologia politica.

    E infine, caro Paolo, permettimi di ricordare Wilma ai lettori del tuo blog come una donna semplice e determinata allo stesso tempo, un formidabile mix di intelligenza e di passione, un’amica sincera, un’amante e un’amore della mia vita di cui sono semplicemente orgoglioso.

  3. febbraio 21, 2012 4:56 pm

    Mi dispiace che sia morta in questo modo.

  4. insorgenze permalink*
    febbraio 21, 2012 5:42 pm

    Caro Vittorio, ci vediamo ogni sera al rientro in carcere, se mi dicevi che volevi scrivere un testo per ricordare Wilma Monaco, l’avrei pubblicato volentieri.
    A questo punto mi corre l’obbligo di una precisazione: non ho scelto questo ricordo, per altro messo da me in rete già da due anni, a scapito di altri.
    Semplicemente altri ricordi pubblici (la fonte principale sui compagni scomparsi è “Sguardi ritrovati”, volume di Progetto memoria) non ci sono, nemmeno tuoi aggiungo (ed è un peccato), fatte salvo le poesie di Geraldina Colotti, compagna di militanza di Wilma nell’ultimo tratto della sua esperienza politica (ne ho pubblicate due), e il testo – a cui tu stesso accenni – delle Brigate rossse-Unione dei comunisti combattenti, alla quale Wilma apparteneva, diffuso in suo ricordo al momento della morte.
    Forse è una giustificazione banale dire (ma le cose stanno così) che quel testo, lungo, non è digitalizzato, ed io non ho trovato il tempo di farlo. Sai meglio di me quanta e quale sia la mancanza di tempo per “noi” semiliberi.
    Io stesso non ho conosciuto Wilma Monaco, altrimenti avrei scritto – scontato dirlo – qualcosa di mio pugno.
    Di mio ci ho messo la foto che sono riuscito a ritrovare in una vecchia copia ingiallita di un quotidiano dell’epoca.
    Aggiungo poi che per un breve post di un blog, un documento politico, fondamentale sul piano della ricostruzione storica, mi sembrava troppo freddo per ricordare una compagna. D’altronde nemmeno quello di Gianni Pelosi eccelle. E capisco che alcuni passaggi abbiano potuto irritarti (nemmeno io li condivido, ma chi, oggi, ne comprenderebbe il significato. E poi il ricordo di una compagna non è un fatto identitario. Dovremmo metterli tutti in rete i compagni morti e non riusciamo a farlo) ma la carenza di memoria si colma diffondendola e aprofondendola non polemizzando.
    Non è colpa né di Progetto memoria, né di Gianni Pelosi, né mia se gli sguardi delle compagne e compagni morti restano confinati tra le pieghe intime di chi li porta con sé, come hai fatto tu fino ad oggi.

    Paolo

  5. vittorio antonini permalink
    febbraio 21, 2012 6:36 pm

    No Paolo, io non avevo alcuna intenzione di ricordare pubblicamente Wilma, tanto meno nell’anniversario della sua morte.
    Verrà il tempo in cui si potrà riflettere pubblicamente, senza censure e con serenità di quegli anni, e quindi anche dei nostri tanti compagni morti, ma ancor oggi ciò non è possibile e tu sai bene con quante difficoltà di ogni tipo si riesca a far emergere persino i tratti più macroscopicamente terroristici utilizzati dallo Stato contro di noi.
    Se sono intervenuto è solo perchè ritengo sia indecoroso ricordare Wilma omettendo che è morta da dirigente di un’esperienza comunista costituitasi per aprire un capitolo nuovo nella storia delle BR e dell’opposizione di classe. Niente di più, ma neanche niente di meno. Ciao, a stasera.

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